Ed eccoci qui, con dieci candeline da spegnere e una storia da raccontare.
Come succede con un comune compleanno, inconsciamente tendi a ripercorrere le tappe che ti hanno accompagnato nel tempo, quasi per tracciare una linea di quel che è stato e di quel che hai dovuto fare per arrivare dove sei adesso.

Per questo, con un bel salto all’indietro siamo voluti tornare a quel lontano 2011, quando le nostre vite erano altre vite rispetto a ciò che sono oggi.

Come un tuffo nel passato e nei ricordi…
Un passato e dei ricordi che oggi scegliamo di condividere con voi, tutto d’un fiato, come si fa quando si hanno davanti tante candeline da spegnere.

Bari, gennaio 2011.

Ecco Savio, seduto alla scrivania dell’Ufficio Acquisti in cui era impegnato da anni, intento a destreggiarsi tra documenti di trasporto, contratti di fornitura e scartoffie varie.
Preciso qual è, la gestione dell’area amministrativa è da sempre ciò che lo gratifica di più, al punto che sbatterci la testa anche per tutto il giorno non pesa.

Poi Simone, un ex agente immobiliare alla soglia dei 30 anni. Alle spalle ormai un lavoro precario a Modena, un lavoro come tanti altri lavori fatti, una professione che a quel tempo si limitava ad appagarlo economicamente, quanto bastava a garantirgli l’indipendenza a cui può ambire un comune ragazzo trentenne, che sentiva l’esigenza di non vivere più lontano 1.000 km da casa.

Savio e Simone.
Due amici baresi.
Due caratteri diversi.
Uno assimilabile al mare calmo delle prime ore del mattino, l’altro a un mare d’inverno, nel bel mezzo di una tempesta.

Bari, marzo 2011.

Savio era a lavoro come ogni mattina quando d’un tratto il suo telefono si illuminò a causa di una telefonata in arrivo, una telefonata talmente strana da ricevere nel bel mezzo delle ore lavoro, che ignorarla non rientrava tra le alternative possibili.

Dall’altro lato della cornetta Simone, ormai convinto di rientrare a Bari, e con un tono di voce tipico di una persona che sta conducendo una vita che non la appaga.
Nonostante l’esperienza lontano da casa, Simone aveva fame di aria nuova e di nuovi stimoli.
Stimoli che aveva scelto di ricercare dall’altra parte del mondo – in Giamaica – in un viaggio prenotato al volo e senza pensarci troppo, giusto il tempo di un appuntamento in un’agenzia viaggi di Modugno.

E proprio in quella agenzia viaggi arrivò l’ispirazione.

“Facciamolo anche noi, Savio!” – queste le parole euforiche di Simone oltre la cornetta. Nella sua mente, la Savio e Simone – agenzia viaggi già funzionava, ma alle orecchie di Savio tutto risuonò troppo avventato e frettoloso.

Per Savio bisognava valutare tutto per bene, analizzare pro e contro, studiare numeri e statistiche e ponderare ogni scelta con la precisione di un rigorista in rincorsa verso il dischetto durante una finale di calcio.

Eppure, per quanto anche i numeri fossero incoraggianti, la certezza che il progetto potesse funzionare non poteva averla nessuno. Quindi per una volta, fu Savio a uscire dagli schemi e a scegliere di saltare nel vuoto insieme a Simone.

Bari, aprile 2011.

Era il tempo dei primi appuntamenti con i tour operator.
Mentre Savio continuava a portare avanti il suo lavoro, Simone aveva dato piena disponibilità ad occuparsene in prima persona, forte del sostegno di suo papà, un uomo che aveva sempre creduto nelle potenzialità di un figlio che viveva da sempre a marce ingranate e senza contare mai fino a 10.

A quel punto, a Simone non rimaneva altra scelta se non quella di contare sulle spalle forti di suo papà e sulle capacità analitiche di Savio, le due persone di cui si fidava di più al mondo.

Bari, giugno 2011.

Due ragazzi e due famiglie, anche queste l’una l’opposto dell’altra.
Se la famiglia di Simone aveva creduto da sempre nella sua indole esploratrice, ai genitori di Savio l’idea del salto nel vuoto non convinceva, perché avrebbe significato dover rinunciare a un lavoro stabile e più certo.
Tutto si incupì quando i messaggi scoraggianti cominciarono a provenire anche da chi un’agenzia viaggi l’aveva già e si scontrava ogni giorno con il concorrente più spietato e con più potere economico di tutti: internet.

Pacchetti low cost ovunque, portali di prenotazione viaggi accessibili a tutti, voli prenotabili in pochi clic, compagnie aeree che proponevano soluzioni anche per alloggi e assicurazioni di viaggio.

Simone non rallentò e continuò spedito come un treno, mentre la domanda più pressante nella testa di Savio era sempre e soltanto una: perché una persona qualunque dovrebbe scegliere un’agenzia per prenotare un viaggio che potrebbe organizzare da casa e senza costi di commissione?
Il viaggio era diventato un prodotto acquistabile senza l’aiuto di un consulente del turismo e forse l’ennesima agenzia viaggi non sarebbe servita proprio a nessuno.

E quando a questo scenario già di per sé scoraggiante si sommò la totale inesperienza di entrambi a quei tempi, agli occhi di tutti fu chiaro l’epilogo disastroso che avrebbe avuto il progetto.

Eppure, dopo un paio di incontri positivi con alcuni importanti tour operator, Savio ebbe il coraggio di lasciare il vecchio per il nuovo e Simone si sentì doppiamente in dovere di fare bene, provando a dimostrare che quel sogno era meno impossibile di quel che si pensava.

Anziché competere con il mondo del web vollero allearsi a lui, resettando per sempre gli standard legati al mondo del turismo, e dando al viaggio il giusto valore, commissioni comprese.

Bari, ottobre 2011.

L’agenzia cominciava a prendere forma, i fornitori erano stati selezionati, l’arredo era quasi in consegna e i giorni di Savio e Simone passavano studiando.
Fino a quel momento erano stati entrambi dei comuni viaggiatori, ma da allora in avanti avrebbero dovuto saperne più degli altri.

I collaboratori? Non c’era budget, ma Savio e Simone sapevano bene di aver bisogno di un aiuto tecnico e così ne selezionarono uno dal profilo più brillante degli altri, mettendo loro stessi nella posizione di non poterci guadagnare nulla chissà per quanto tempo.

Bari, novembre 2011.


Fu il giorno zero.
Su la saracinesca e via: benvenuti nell’agenzia viaggi Savio e Simone!
Tra le persone più care non mancava nessuno, dal sempre presente papà di Simone fino alla famiglia di Savio; qualche flûte per il prosecco e occhi lucidi di commozione e pieni di speranza.

Dal giorno successivo poi – e per i due anni successivi – ci fu da rimboccarsi sul serio le maniche: due interi anni di sacrifici e di guadagni pari a zero; due anni di investimenti e di uscite economiche ingombranti.

Ma lentamente e trascorso qualche tempo, le scrivanie in agenzia cominciarono a non essere mai vuote, allo storico collaboratore se ne aggiunsero altri e fuori dalla porta di ingresso c’era sempre qualcuno in fila, in attesa del suo turno.
E quel qualcuno poi non fu più solo. Con lui altre 2, 4, 7, 10 persone in attesa e guardarle dall’interno dell’agenzia era uno spettacolo.

Eppure come ogni spettacolo che si rispetti, c’era da fare i conti con un nuovo antagonista…

Italia, marzo 2020.

In tv e su internet non si parlava d’altro: il mondo era in piena emergenza sanitaria.
Da lì di nuovo il buio.
Tutti in casa e tutti distanti.
Aeroporti chiusi, città deserte e valigie vuote. Non eravamo solo nel mezzo di una pandemia mondiale, ma Savio e Simone facevano addirittura parte del settore più colpito e più a rischio e l’idea di dover rinunciare anche solo ad uno dei ragazzi in agenzia era il loro tormento più grande.
Il mondo era in stato di fermo, ma bloccarsi del tutto sarebbe stato deleterio.
Serviva inventarsi un modo per utilizzare in modo vantaggioso quei mesi di stop e curare aspetti che erano stati tralasciati per via del troppo lavoro degli anni precedenti.

E di lì investimenti in marketing, lavoro su nuovi progetti, ri-organizzazione degli assetti interni all’agenzia. Tutte attività portate avanti anche dopo la riapertura e che ci tengono impegnati anche oggi.

Sì, ci tengono.
Perché è bene che adesso a parlare siamo noi.

Bari, novembre 2021.

Siamo Savio e Simone, due amici quarantenni con la testa dura più degli altri e quel briciolo di incoscienza che (forse) non guasta mai.
Avete presente il detto “scegli un lavoro che ami e non lavorerai mai un giorno in vita tua”?

Bene, noi l’abbiamo fatto e da quella scelta son trascorsi ormai 10 anni.
10 anni di una realtà che per troppa gente non aveva speranze.
10 anni di una realtà senza un briciolo di preparazione tecnica.
10 anni di appuntamenti, strette di mano, gente in viaggio e clienti ritornati.

A guardare indietro oggi sorridiamo, perché ogni singolo “no” e tutte le porte ricevute in faccia hanno contribuito a farci arrivare dove siamo.

Siamo gli stessi di 10 anni fa: uno più pacato e l’altro in perenne tempesta; uno inondato di fogli e l’altro sempre alla ricerca di nuove mete da proporre; uno analitico e l’altro sognatore.

Abbiamo scelto di non snaturarci e di prendere ognuno il meglio dell’altro, come durante quella mossa azzardata di 10 anni fa.

Andrà così per sempre.
Occhi all’altro, petto in fuori, spalle dritte, respirone e giù nel vuoto…insieme.

Estrapolare 10 anni interi in un solo racconto non era una sfida facile, ma abbiamo provato a tirar fuori i momenti più significativi, quelli che più degli altri hanno contato qualcosa in tutto questo tempo.
Vorremmo che il racconto si arricchisse di dettagli che solo i nostri clienti possono aver notato.

Pertanto se hai episodi o aneddoti che ci riguardano e che hai voglia di condividere con noi per arricchire ancor di più questa storia, lascia pure un commento qui sotto.

Saremo felici di ripercorrere quel momento insieme a te.